
ne ero già pienamente consapevole, ma ogni volta che leggo pazienza mi rendo sempre più conto - in maniera esponenziale - che fosse un genio di rarissima caratura.
vi prego, se non li avete, fatevi un regalo: fandango ha stampato due volumi con le storie di zanardi (20 euro cad.) che valgono i soldi spesi e molto di più, come solo i grandi capolavori. oppure prendete paz! edito da einaudi, nel formato con la costola gialla: ci sono tavole sparse, poesie (superflue, a dire il vero), un'estate ma soprattutto zanardi. la prima delle tre, che manca - immagino per problemi editoriali - nelle edizioni che ho citato, ed è una delle cose - non solo a fumetti - più sconvolgenti che abbia mai letto.

un narratore geniale, un disegnatore superlativo. uno dei più grandi della letteratura italiana del secondo '900 - porca puttana, di '900 ce ne sono due in tutte le arti! -.
che poi, su pazienza ho un aneddoto strano: guardando la città delle donne di fellini, quest'estate, ho pensato che snaporaz fosse un personaggio uscito da un fumetto di paz - con un nome del genere... - e poi cosa scopro?!? che fellini volle pazienza per disegnare la locandina del film. a volte mi faccio paura.
ho un'incazzatura addosso che trascende l'umano. si è parlato coi silence please del più e del meno, dell'italia, e mi sono reso conto del perchè non ci pensi con troppa insistenza: per autodifesa. perchè a mettere giù tutto così, a formalizzarlo anche solo come pensiero, mi viene una rabbia mista a dolore che non riesco a reggere. devo sinceramente inventarmi qualcosa per dormire stanotte, perchè altrimenti qua è dura.
tra le molte cose che mi ronzano in testa ne scrivo qua solo una - perchè si sceglie cosa condividere su un blog, non è che tutti i cazzi miei son qua, come quelli di qualsiasi persona che scrive su un blog -, che può valere in generale e che trovo assolutamente neutra.
perchè ci hanno fregati nel dirci che a studiare facevamo solo bene, che così ci saremmo "fatti una posizione", che saremmo stati bene? non che studi per questo, lo avrei fatto comunque perchè è la mia vita. ma almeno essere avvisati. ti dicono che a lavorare bene o male, tutto torna indietro. che val la pena essere buoni. si rimediano solo dolori ad essere così. forse sono finte consolazioni che vengono inculcate nelle menti di chi è in grado di recepirle, cioè chi è predisposto a soffrire. ma tanto non funzionano. e allora perchè raccontarle? non mi aiuta sapere cos'è lo straniamento, da tolstoj a brecht passando per verga: sto male lo stesso, solo che so dare un nome alla cosa. e allora? non mi fa stare meglio! porco diavolo, no.
mi stanno frullando in mente un po' di cose su cui potrei scrivere, una delle quali molto seria e molto interessante, ma siccome le cose serie non sono più di moda - come la musica seriale - evito. o magari aspetto.
nel frattempo, vorrei quasi cambiare la tesi di laurea specialistica, se non fosse che l'ho già cominciata e parla di altro, e dedicarla a summer in the city dei lovin' spoonful. ragazzi che botta.
nel frattempo, i silence please suoneranno venerdì 27 febbraio alle 22 circa all'artintown in via berthollet 25.
credo di aver raggiunto un punto di svolta nella mia vita, le proporzioni del quale non so calcolare. ieri, dopo 17 anni e tre mesi di onorato servizio, ho seguito la mia ultima lezione da studente. eh sì, perchè, se riuscirò a entrare al dottorato, quelle saranno conferenze. e quelle da insegnante, nonostante siano già state tantissime, spero siano sempre di più.
è strano. molto. mi sento come dopo la maturità: mica mi ero accorto di niente. la botta è arrivata dopo. non dico che è peggio - anzi: non riuscirei a fare di nuovo quella roba... -, ma è proprio diverso.
legato a questo, una cosa parallela; un paio di settimane fa, il papà di una mia allieva mi ha detto "arrivederla professore". insegno da anni ma non mi era ancora capitato. cazzo, ho attraversato lo specchio.
una delle cose che alleviano il mio cammino nel mondo è la composizione; nonostante abbia sempre e solo fatto sentire (per quel poco poco pochissimo che i miei concerti e le mie registrazioni abbiano fatto) un 10% del materiale che ho prodotto, e nonostante non abbia inondato chi mi circonda delle mie composizioni, alla fine della fiera, se proprio devo trovare una definizione che credo calzi per me, direi che questa è proprio "compositore". non chitarrista, non musicista, non musicologo, non didatta, ma compositore. sono anche arrivato alla conclusione che il mio ricorso quotidiano all'improvvisazione sia uno sfogo della mia vena compositiva; vivo l'improvvisazione come composizione istantanea, e anche l'interpretazione.
non voglio parlarmi addosso, ma ci sono delle cose che non vanno. in effetti, come se già non fosse sufficientemente difficile essere un musicista, ci si mette anche il fatto che lo voglia fare a modo mio. e che, piuttosto che scendere a compromessi, preferisco fare l'insegnante - attività che svolgo con amore e che mi dà anche delle soddisfazioni, di quando in quando -. inoltre non sono un buon venditore di me stesso, per cui finisce che le mie cose non le sente mai nessuno. ma questa è un'altra faccenda, un altro problema col quale svio i miei pensieri.
nessuno ti prepara al fatto che se vuoi creare, e lo vuoi fare mettendoti in gioco, sei solo. e che se riesci ad arrivare a te stesso, non necessariamente tutto quello che vedrai ti piacerà, o che forse non avevi proprio capito cos'era che volevi, e che non lo sai ancora adesso. e più metti in discussione le regole del mezzo che utilizzi, peggio è; questo naturalmente va da sè, ma se si è sottili - come credo di essere con le mie composizioni - non solo gli altri non colgono la vena reale del lavoro, ma si finisce per cadere in una terra di nessuno, tra il carino, il mediocre e il mediamente bello ma "un po' strano".
sta di fatto che so perfettamente come si scrive una canzone, conosco i delicati equilibri che ne governano la riuscita, so assecondarli o pensarne di altri... ma ora non mi riesce di fare niente. sono completamente bloccato, non mi viene un cazzo. ma proprio niente. ho le solite 15-20 canzoni che potrebbero essere il prossimo disco dei silence please, ho un abbozzo per cosa potrà essere, ho una cinquantina buona di idee che potrebbero essere tutt'altro... e mi manca la scintilla. non mi sembra uno dei soliti momenti di mancanza di ispirazione; potrebbe essere - magari uno di quelli lunghi... -, ma temo sia un punto di svolta. vorrà dire che approderò a nuovi lidi o che non mi verrà più nulla? non sono niente senza la creatività, e non so se posso reinventarmi a questo punto della mia vita.
dopo aver visto barry lyndon - la fotografia più bella che abbia mai visto, e già ran mi aveva sconvolto -, ho scoperto che su italia uno la nuova serie del saturday night live nostrano, disgustosa e non divertente versione del più fortunato programma americano, viene trasmessa il martedì sera. chi è lo straordinario genio dietro questa azzeccata scelta? a questo punto, non stupirebbe se il programma non fosse dal vivo, o se venisse trasmesso la mattina o il pomeriggio...
e poi ci rompevano i coglioni perchè imparassimo l'inglese.
non scrivo mai e quando lo faccio è per dire facezie. sono stato al concerto dei r.e.m., e ragazzi che botta! un gruppo fantastico, non credevo. di solito dal vivo li sentivo stonati, un po' svaccati, e invece stasera era tutto preciso e pulito. due pezzi lenti, tutto il resto rock; e suonato da dio, tra l'altro. michael ci ha detto di essere molto stanco per il tour, e capisco il perchè se tutte le date sono state così, ma di certo non si è sentito. mi sono portato a casa anche un paio di souvenir, tanto per gradire...
proprio un bel concerto!
ogni estate, quando non c'ho un cazzo da fare, trovo qualche facezia per tenere occupata la mia testa - di cazzo -. quest'anno, è una cosa molto di moda: facebook.
salvatemi da me stesso.
è la vita è la vita, dicono sempre che è la vita. gira lei e devi girare anche tu, così dicono, almeno. io non è che ci abbia capito molto, e di certo non ho capito in che senso girare. ho incanalato troppe informazioni stasera, ho paura di scoppiare, e questa pagina è troppo bianca per essere riempita.
ne vale la pena? sembra di sì, la sensazione è quella anche se in tutta sincerità è una gran fatica. fatico a iniziare, fatico ad andare avanti e a finire, ma è quello che senti all'inizio nel mezzo e alla fine che fa la differenza. la differenza, come sempre, la fanno i messaggi non ricevuti, le serate strane.
tipo stasera ero perfetto, al mio meglio, credo. eppur non bastò. eppur non basta mai; ma sento il fuoco per scrivere romanzi - un bel romanzone plurale -, canzoni, sonate, racconti, film, fumetti, saggi, per disegnare. ma sento anche l'attrazione del letto, la gravità che attira giù la mia forza. non credo farò tutto. addirittura potrei non far nulla. non che cambi. non che valga. non che importi. forse importa solo a me, ma allora è come se non importasse a nessuno, perchè finchè non è comunicata, una cosa non è. ma è poi così? non cambi, non che valga, non che importi. non che porti questi problemi ti porti ad una soluzione. ma parti verso belle allitterazioni.
giusto per non essere eccentrici, subito dopo aver scritto un post in cui annunciavo di non scrivere per un po', riscrivo. lo faccio nonostante sia assolutamente stremato: ho fatto 5 ore di lezione all'università su alban berg, ho avuto un allievo nel tardo pomeriggio e ho finito un concerto un'ora e mezza fa. il tutto, se non bastasse, praticamente a digiuno. tralascio i particolari del concerto, che è andato meravigliosamente, annotando solo un mio bellissimo solo su like a rolling stone e delle bellissime versioni di absolute beginners, dancing queen, i treni a vapore, starman e sicuramente altro che ora non ricordo. tutto in trio acustico.
vorrei parlare del corso universitario che oggi è finito, perchè mi sento un po' in colpa: a causa dei vari impegni, sono uscito prima, e non ho salutato a dovere i presenti. in questa circostanza lo sento particolarmente, perchè, dal profondo del mio cuore, ho passato delle splendide ore in quella classe. gli argomenti mi interessavano molto, nonostante la difficoltà - diciamoci la verità: era proprio per la difficoltà che mi piacevano... -, ma soprattutto, mi sentivo tra amici. esagero: per la prima volta in tutta la mia vita, mi alzavo presto la mattina - e dio solo sa quanto mi costi: avete notato a che ore scrivo? - contento di andare in un posto. più che contento: appagato, felice, pieno, al posto giusto e con le persone giuste. provo un grande affetto per le persone con cui ho fatto questa breve avventura; anzi, oserei dire che, in senso lato, li amo. come si amano degli amici, beninteso; ma quelli veri. il tutto, se non bastasse, in periodo non particolarmente facile per il sottoscritto. forse è proprio per questo che mi lascio andare in sentimentalismi, ma dato che non faccio mai trapelare niente, forse è il caso che questa volta lo faccia, anche perchè sento di aver mancato nel non aver detto queste cose apertamente oggi in classe.
cercherò il modo di far loro leggere queste mie righe, in un pallido tentativo di recupero di un'occasione persa. grazie, con tutto il cuore: mi avete reso una persona felice, per qualche ora.
p.s.: sempre in tema di amicizia, quanto mi ha fatto piacere conoscere dal vivo sraule e armaduk! non vedo l'ora di reincontrarvi a giugno!
scrivo solo ed esclusivamente per scrivere, per tenere il blog# aggiornato. aggiornato con cosa#, di preciso# non lo so, dal momento che non amo scrivere i fatti miei qua, a meno che non abbiano una attinenza con qualcosa su cui poter fare un discorso un po' più ampio. il fatto è che ultimamente ho la testa impegnata da tante altre cose. non che ne faccia troppe, ma, semplicemente, quelle che faccio mi tengono la testa impegnata molto a lungo. trovo comunque un grande sfizio gironzolando per tutti i blog che conosco, anche se non lascio sempre commenti.
di cose ne capitano e ne capiteranno, se e quando avrò tempo scriverò. nel frattempo, al solito, mi limiterò a osservare e a commentare quando riterrò opportuno farlo. mi sembra pacifico.
dovrò, per un esame, scivere un pezzo di musica elettronica, e scrivendo il post ho cominciato a farlo germinare. ma sono sicuro che nessuno se ne fosse accorto leggendo...
l'altra sera ho visto in seconda/terza serata un programma su walter chiari. con il dispiacere per il fatto che un programma così passi tardi e che chi ha la mia età non sappia neanche che faccia avesse, vorrei citare una meravigliosa frase che il grande comico avrebbe voluto scritta sulla sua lapide - non so se l'abbiano messa davvero -:
non vi preoccupate, è solo sonno arretrato.
colpo di genio.
dal momento che oggi è uscito in europa accelerate, il nuovo cd dei r.e.m., mi sento di spendere due parole sul gruppetto. non riguardo al disco, dal momento che non ce l'ho ancora visto che l'edizione speciale arriverà, speranzosamente, la prossima settimana. io l'ho ordinata, vedremo. non posto foto, nè altre cose, non ne sento il bisogno: so che ciò rende la lettura più difficoltosa sul pc, perdonatemi.
al momento questo è l'unico gruppo del quale compro i dischi a scatola chiusa: anche non avessi sentito il nuovo singolo, supernatural superserious, che è molto bello, avrei comprato il disco senza battere ciglio, anche a prezzo pieno in un negozio che non fa sconti. perchè i r.e.m. sono gli unici che in 25 anni di carriera hanno mantenuto uno standard paurosamente alto nella qualità dei dischi; qualcuno è riuscito meno bene di altri - per me fables of the reconstruction, green, out of time e monster non sono stratosferici -, ma credo che anche questi loro picchi "in negativo" sarebbero stati fiori all'occhiello nella discografia di praticamente qualsiasi altro gruppo coevo - penso anche e soprattutto agli u2, che sono la loro contropartita europea sotto molti aspetti ma che per me non reggono assolutamente il confronto -. e poi, dopo un disco un po' meno ispirato, arrivava un super-capolavoro: bordate come document, automatic for the people, up, around the sun giustificherebbe anche delle gran cagate che, ribadisco, qui mancano del tutto.
il mio primo approccio con il gruppo di athens, georgia è stato con daysleeper, nel '98; mi feci regalare da mia cugina up, che in questi giorni sto riascoltando e devo dire che non ha perso smalto. erano i r.e.m. nuovi, ma io non potevo saperlo, e non lo avrei detto: così maturi, così equilibrati, non sentivo da nessuna parte che mancasse un elemento - dopo aver sentito i dischi precedenti posso dire che qua e là un pochino di smarrimento forse c'era, ma è anche lì il fascino di quel disco -. e poi nightswimming, at my most beautiful, talk about the passion, so. central rain, maps and legends, fall on me, it's the end of the world as we know it (and i feel fine), losing my religion, drive, try not to breathe, everybody hurts, find the river, man on the moon, strange currencies, what's the frequency, kenneth?, leaving new york... non posso finire l'elenco, già così è troppo lungo.
questo è il motivo per cui compro i loro dischi a scatola chiusa, quello che mi aspetto mi piace tantissimo; e, finora, non hanno mai deluso le attese.
per pasqua sono andato al battesimo della mia nipotina, e per pranzo ho mangiato dalle mie parti. questa volta, però, avevo la macchina fotografica e sono riuscito a fissare in un'immagine la meravigliosa frase risalente al ventennio che ancora troneggia nella piazza principale del paese in cui abita una mia cugina. ora sento che mi mancano quegli slogan belli di una volta, che ti fanno sentire che sotto c'hai 2 palle così. eccolo qua, per tutti: LA STASI DEBILITA, L'AZIONE RINFRANCA. così si fa, cazzo.

questa sera sono andato al concerto di mike patton con gli zu. sono stato indotto da amici, ovviamente. ho qualcosa di patton, ma non mi sarei mai deciso ad andare da solo là. che poi alla fine da solo ci sono stato per davvero, visto che i miei amici sono stati sotto il palco e io mi sono decentrato perchè c'era troppo bordello: già la musica prima del concerto martellava nelle viscere, e a me quelle cose danno fastidio. allora sono stato di lato, fuori dall'occhio delle casse. non mi sono privato di un piccolo attacco di panico, ma non stare nella ressa e fuori dalle vibrazioni più forti mi ha aiutato a reggere.
comincia il concerto e decido di andarmene: solo rumore. mi dico allora di non fare lo schizzinoso, e che io stesso sono una specie di guru del casino. la differenza, mi ha aiutato a capirlo, è che io non faccio sommergere tutto dal rumore, lo tengo sotto controllo. sta di fatto che alla fine mi sono seduto su un tavolo in fondo e il concerto l'ho seguito. ci sono stati dei momenti gradevoli, cioè quelli in cui spiccava patton e i suoi ricordi zorniani, ma sta di fatto che questa musica la devo prendere da una certa distanza - in senso letterale -: delle bordate viscerali non sono esattamente quello che voglio.
ma a questo punto, se questa musica va ascoltata così, se io la ascolto in tutt'altra maniera, ne cambio il senso? e la stessa musica che sentivano i tipi fumati ed esagitati sotto il palco? credo siano valide sia risposte positive che negative, e la domanda in fondo è retorica, per cui non cerco risposte spicciole. approfondirò l'argomento in separata sede. rimane comunque il fatto che ora, per controbilanciare l'equazione, sto ascoltando roba melensa ed estremamente melodica.
vorrei dire che non scrivo spesso perchè sono molto impegnato, ma non sarebbe del tutto vero; infatti ogni sera un giretto su internet me lo faccio, anche solo per dare una lettura qua e là, soprattutto in un paio di forum che bazzico. poi però sono impegnato per davvero, tra esami, concerti fatti e da preparare, allievi, mezzi progetti dei quali non parlo per ora per scaramanzia. e poi, musica da scrivere.
sì perchè quella proprio non riesco a fermarmi, in un modo o nell'altro esce sempre. ad esempio, con i silence please si sta pensando ai pezzi nuovi da inserire nel repertorio; ne abbiamo già pronti 2 nuovi oltre a quelli del disco, e mi sono accorto di averne 16 lì che aspettano più tante iniziate (che vuol dire, con quei gran musicisti che sono i ragazzi, già finite). nell'incertezza su quale proporre ai ragazzi, ne ho scritta un'altra. in più ho tirato giù 5 ninnananne per la mia nipotina e ho finalmente registrato un pezzo sperimentale per chitarra elettrica che spero sarà il primo di una lunga serie. ho trovato un incentivo importante nel farlo nella chiacchierata con il compositore giapponese dai fujikura qualche settimana fa, cui sottoporrò la mia robaccia - sperimentale e silence please -. in più un numero incalcolabile di pezzi che inizio e non finisco mai, con il risultato che poi li dimentico, perchè molto spesso non ho neanche la pazienza di scriverli.
comunque, direi, ci sono.
silence please live: 13 marzo 2008, vetrina sonora, Via Massari, 240/36, torino.ingresso libero, ore 22.30.
stasera sono andato con due coppie di amici - io sono il brevettatore assoluto del ruolo di "quinto incomodo" - in un locale terrificante. avete presente gli incubi fashion che uno pensa esistano solo in alcuni film e nelle esterne di "uomini e donne"? - come faccio a sapere cosa sono le esterne di "uomini e donne"?!?!?!? -. ecco, il posto era così. l'età media era sui 40, cosa che, di per sè, non mi dà fastidio, anzi: ho amici di quell'età, e ho sempre gradito - se non preferito - la presenza di persone più grandi di me. il fastidio nasce quando vedi degli adulti tirati - e che probabilmente hanno tirato - da far paura, bardati da guerra e che probabilmente hanno parcheggiato il cayenne sgommando su un marciapiede. non so se sono peggio quelli, o le donne che fanno le ragazzine. ho bisogno di aiuto a riguardo: una donna di 40 è giovane, ai miei occhi. perchè quelle sembrano delle tardone impietose? al tavolo accanto al mio erano seduti quattro gallinacei alla evidente ricerca - perdonate la volgarità - di un cazzo dotato di portafoglio. truccate che posso giustificarle solo perchè è carnevale - e ogni scherzo vale -.
beninteso, vivo e lascio vivere. e, tra l'altro, vedremo come sarò messo io a 40 anni - probabilmente, se è vero il fatto che sono nato vecchio e ora vado in discesa, sarò sulla quindicina scarsa; ma ciò non giustificherà in alcun modo eventuali sindromi di pinocchio o affini -. e forse sono io quello che sbaglia, non loro. anzi, no, nessuno dei vari citati sbaglia - così metto d'accordo tutti -.
ma forse, e dico forse, sono solo incazzato perchè per una volta in vita mia avevo una camicia a quadri vagamente da boscaiolo in un locale mostruosamente fashion; io, noto magister elegantiarum. ah, a volte cosa non fa pensare l'incazzatura...
edit: sabato 9 febbraio NO FRILL ACOUSTIC TRIO live al pocahontas di gassino. ore 22.00, l'indirizzo non lo so neanch'io...
chissà cosa deve aver pensato di me la cassiera della fnac quando oggi mi sono presentato alla cassa con un cd di musica pianistica di alban berg, arnold shoenberg e anton webern e un libro di stephen hawking. o che sono una persona noiosa - e avrebbe indovinato - o che sono potenzialmente una persona pericolosa. un po' come nel test cui viene sottoposto will smith in men in black: di fronte a mostri di tutti i tipi, lui decide di sparare alla piccola daisy. perchè, dice lui, una bambina bianca in un vicolo buio popolato di mostri con un libro di fisica quantistica è la vera minaccia. ecco, io sarei la bambina bionda, con le fondamentali differenze che non sono una femmina, non sono biondo e che in un vicolo buio pieno di mostri non ci starei - ma forse è proprio in questa ultima differenza che si racchiude il segreto -. personalmente, ho sempre invidiato il personaggio di will smith perchè in un istante riusciva a cogliere tutti quei particolari; io avrei sparato a tutti, tanto per star sicuri.
approfitto del mezzo per scopi personali:
venerdì 18 gennaio alle 23 i Silence Please suonano al The Beach, ai Murazzi del Po, per il concorso Torino Sotterranea: venite, abbiamo bisogno dei vostri voti!!!
un saluto al 2008 che arriva, decisamente inatteso - io mi aspettavo al limite un 2005 o 2006, non di più -. la cosa curiosa è che fino al primo pomeriggio del 31 dicembre ero della fermissima idea di non fare niente, di stare a casa, di godermela da solo. cambio idea, telefono ad amici che avevo paccato e passo quello che al momento mi pare sia stato il più bel capodanno della mia vita. ho fatto il buffone - tra poco in rete potrebbe circolare una mia foto con baffoni alla groucho e parrucca alla ninetto davoli -, ho suonato con amici meravigliosi, che sono riusciti anche a commuovermi: ho suonato un pezzo al piano, e si sono alzati tutti in piedi ad applaudire. questa cosa mi ha impedito di dormire. e poi aver parlato con una coppia di questi amici fino alle 6.20 in macchina...
saluto al meglio un 2007 che, nel mio bilancio personale, ricorderò come un brutto anno, oltre che difficile. non sto qui a scrivere perchè - il blog non mi serve a questo -, ma metterò le cose positive che mi sono capitate nell'ultimo anno e che qui possono avere ragione di essere. parlo di ciò che ho scoperto quest'anno, di non ciò che è uscito quest'anno.
letture: beh, ragazzi, di gaiman avevo già letto american gods, ma sandman è stata una scoperta di quest'anno che, devo dire, mi è proprio piaciuta. ma proprio tanto, al punto di dare titoli alle ninnananne che ho scritto per la mia neonata nipotina - altra cosa recentissima e meravigliosa!!! - ispirati a quel gran fumetto.
poi crisi sulle terre infinite, la sceneggiatura, in senso strettamente fumettistico, più favolosa che abbia mai visto. per me, meglio di watchmen e del moore che ho letto - in senso strettamente fumettistico, eh! -.
understanding comics di mccloud è stata una meravigliosa lettura, quantomeno stimolante.
siccome non leggo solo fumetti, direi che le altre letture che mi sono rimaste impresse di quest'anno sono state il giro di vite di james, il fedone e il convito di platone, tsubasa di mishima - talmente breve quasi da non contare... - e la sincronicità di jung - dal momento che le coincidenze significative praticamente mi piovono addosso quotidianamente... -. questo per fare i colti, mica cazzi.
se posso aggiungere delle piccole delusioni, ci metterei harry potter and the deathly hallows della rowling, new thing di wu ming 1 - parte benissimo e finisce col culo - e, non quanto questi, dedalus di joyce: mi aspettavo qualcos'altro, colpa mia.
di film, mi viene solo in mente il quinto harry potter che mi è piaciuto abbastanza; spiderman 3 molto meno dei predecessori. altri film che mi vengano in mente, proprio non ce n'è. ah, sì, mi vergogno un po' ma manuale d'amore 2 mi è piaciuto.
per quanto riguarda la televisione, della quale rimango carissimo affezionato, quest'anno lost è stato uno shock clamoroso, e oramai ne sono dipendente. uno dei terremoti più grossi del mio 2007, non c'è dubbio.
musica: cercherò di non esagerare. ho fatto delle scoperte entusiasmanti, come elvis costello, di cui ho parlato anche troppo in precedenza, in particolare north e deep dead blue con bill frisell, altre molto piacevoli come i talking heads - ma quelli in pratica li ho solo approfonditi, ormai li si conosce -. un grande disco è no quarter - unledded di robert plant e jimmy page, proprio una bomba. buono anche l'ultimo di morgan, anche se dei suoi casini con la argento me ne frego relativamente poco. molto bello the boy with no name dei travis, non ci speravo assolutamente. splendida e inaspettata sorpresa è stata love dei beatles, che per un profondo conoscitore della materia come il sottoscritto è stato come andare in un parco dei divertimenti a tema: non un best rimasterizzato, un gigantesco medley con di tutto dentro. divertentissima la yellow magic orchestra, veramente. ovviamente grandi i kraftwerk, anche se mi aspettavo di più. e anche da james taylor speravo qualcosa di meglio nel complesso, anche se lo apprezzo moltissimo. per il jazz, soprattutto sound grammar di ornette coleman. come proposito per l'anno nuovo, oggi ho ascoltato un capolavoro che mi sono comprato pochissimi giorni fa, che ho già aggiunto alla colonna a destra: where? di ron carter.
più che splendide scoperte sono state le due raccolte di images per pianoforte di debussy, soprattutto eseguite da benedetti michelangeli, quatour pur la fin des temps di olivier messiaen, il quartetto in fa maggiore e gaspard de la nuit di ravel, la appalachian spring suite di copland. c'è sicuramente tanta altra bella musica che ho sentito quest'anno - lo stesso valga per i libri e i fumetti e i film -, ma quelli per cui valga la pena ricordare il 2007 direi essere questi.
ricorderò quest'anno anche per il disco che abbiamo fatto...

ma soprattutto per una laurea che dire essere andata benissimo è eufemistico - segue foto di mrharrison prima di diventare il drharrison davanti al wizengamot -.
con se nonostante tutto ciò continuo a considerarlo un anno negativo, vuol dire che ho omesso volontariamente tante cose. buon inizio e buon proseguimento.
per una volta, scrivo il titolo prima del post. con il nick che mi ritrovo, è troppo ghiotta la citazione a sakamoto; avendo scelto il nick prima di conoscere il pezzo - il brano in realtà lo conosciamo tutti: qualcuno lo conosce come forbidden colours in versione cantata, pochi altri ne conoscono la versione strumentale che si chiama merry christmas, mr. lawrence che era il tema principale della colonna sonora di furyo -, posso usare il verbo ritrovare anche in questo caso, ma normalmente non avrei potuto dirlo. a dire il vero, ormai sono il drharrison, ma su splinder rimango mister: fa altolocato ma non spocchioso.
succede che oggi sia andato a prendermi qualcosina per natale - dribblo i bordelli prenatalizi, se posso, posticipando tutto -, e gli acquisti valgono in parte anche come propositi per il nuovo anno. al solito, libri, dischi e film. ma nei prossimi giorni rincarerò la dose, credo.
non sono stato un prenatalizio sarcastico; non sono neanche stato preso da altre cose, non campo la scusa dei 2 o 3 esami da preparare. c'è stato un mezzo buco nero dal quale sono stato risucchiato, ma non depressivo come può capitare durante le feste; sono stato - e un po' sono ancora - semplicemente apatico. quest'anno, più degli anni scorsi - e già così ho detto tutto - ci si è trovati nel vuoto, e per affrontarlo bisogna prendere le distanze.
vorrei scrivere il post di fine anno, ma posticipo. l'anno non è ancora finito, e non me la sento di tirare le somme ora; ammesso e non concesso che me la sentirò nei prossimi giorni. lo farò comunque, ma approfitto del lusso di poter procrastinare. mi godo i miei regalini, alla faccia di chi me vo' male.
sto cercando di fare ordine nel mio cervello, per capire cosa sia successo di importante nell'ultimo da segnalare nel post di fine anno. gli avvenimenti grossi li so, ma forse quelli più consoni ad un blog come il mio, quelli che riguardano libri e dischi e film, sono dri da trovare. fatico sempre a ricordare cosa abbia letto nell'ultimo anno, non ho una cronologia chiara di queste cose: una volta fagocitate, entrano in un eterno presente. qualcosa tra le mani comunque ce l'ho - evitiamo le battutacce -, e può venir fuori un elenco importante. non particolarmente lungo, ma denso, sentito.
per passare ad altro, ahimè mi ripeterò, ma vorrei scrivere di canzoni. non lo faccio perchè mi occupo solo di quello, ma quando navigo ascolto sempre musica, e questa condiziona i miei pensieri, e qui li smaschero. un bellissimo disco mi sta accompagnando in questo momento: north di elvis costello. di costello parlerò prossimamente. qui mi interessa pensare a un'altra cosa: le canzoni di questo disco sono delicate in maniera imbarazzante, al punto di non essere più universalmente belle, ma di richiedere un determinato stato d'animo e una determinata sensibilità perchè vengano apprezzate. questo disco, in formazione voce-piano-orchestra, è stato inciso per la deutsche gramophone, che storicamente produce solo musica classica. l'apertura a costello - e quest'anno a sting con le songs di downland - fece scalpore, ma lui, è evidente all'ascolto, ha fatto di tutto per essere "appropriato". non c'è rock, ci sono canzoni straordinarie in un pacchetto vagamente anni '40.

non posso negare che al momento questo strano omino inglese sia il mio modello principale per la scrittura delle canzoni - è una autore di bridge al livello di mccartney, lennon e harrison, oltre a battersela alla pari con bacharach, con cui ha anche inciso un increcibile disco, painted from memory; insomma, uno dei più grandi songwriters viventi -, ma mi chiedo se, concettualmente, non avrei preferito un disco "rumoroso" - nello stile di costello, ça vas sans dir -. certamente preferisco le melodie, ma sarebbe stata una bella provocazione.
sono certo che ci sia stato un accordo neanche troppo tacito tra lui e la casa tedesca, e comunque apprezzo molto il gesto. ma concettualmente non sono soddisfatto al 100% del fatto che delle canzoni vengano pubblicate dalla deutsche a patto che siano presentate così, che il jazz sia stato "legittimato" perchè stravinskij lo ha reinterpretato e che il suo studio venga spesso fatto in maniera scorretta, cioè attraverso l'analisi della partitura e non della registrazione, processo applicabile solo per la musica di tradizione accademica, che la musica popolare sia importante perchè ha fornito spunti a beethoven, brahms - che ha compiuto dei crimini armonici "raddrizzando" certe cose -, bartòk e chi più ne ha più ne metta, che il rock sia legittimo perchè berio ha scritto un saggio su di esso - cosa che troppi musicologi sembrano aver dimenticato... -. lo stesso valga per la letteratura o per il cinema.
sentir parlare di legittimità per le espressioni umane mi infastidisce. nel frattempo, però, mi siedo e mi godo i risultati dei tentativi di mediazione.
north, di elvis costello
cosa difficile da definire, l'ispirazione. cos'è? ma soprattutto, da dove diavolo arriva? molto spesso i songwriters dicono di scrivere melodie che, di fatto, "si fanno scrivere" da sole, come se fossero ispirati divinamente. quello di cui vorrei scrivere ora, si scosta di poco da ciò, e tocca l'ispirazione tratta da un'altra opera.
leggo ora su wikipedia che nightporter dei japan - da gentlemen take polaroids, ne parlo non molti post fa - è una rielaborazione delle gymnopedies di satie, che adoro - ma forse è limitativo -. lì ho capito perchè, di quel disco, su tutte mi ha colpito tale canzone, ma di fatto ancora adesso che la sto ascoltando... beh sì, proprio ora qualcosa lo riconosco, il tempo ternario, le settime maggiori, ma non ci avrei mai pensato. e mi è capitato tante di quelle volte di sentire dire da autori che sono partiti elementi che poi, nel prodotto finale, non ritrovavo. in tutte le arti: c'è chi parte da v per vendetta e io non me ne accorgo, chi imita la musica soul della motown anni '50 e '60 ma a me non sembra... dostoevskij è partito da dei delitti e delle pene di beccaria - oltre alle sacre scritture - per delitto e castigo, ma a me in prima istanza non sarebbe venuto in mente - e non necessariamente per ignoranza; anche, ma non necessariamente -. l'ebony quartet di stravinskij parte dal jazz... se non me l'avessero detto, non me ne sarei accorto. lo stesso valga per rag piano music dello stesso autore - che ho messo tra le mie opere "classiche" preferite nella colonna a destra -. quanta contemporaneità è partita dal medioevo e a noi proprio non sembrava!
beata di illusione di un sapere che, a tutti i livelli, in fin dei conti non è mai sufficiente, unita ad un'altra meravigliosa caratteristica umana, alla quale mi sto appassionando di recente: la capacità di interpretazione. lo statuto di ambiguità umano permea anche le nostre produzioni, fino a permettere di attribuire significati profondamente diversi ad uno stesso oggetto osservato, per cui una stessa cosa vuole dire tante cose diverse quante sono le persone che ne fruiscono. è verissimo che c'è significato in chi guarda e non in ciò che è guardato. ragazzi se è vero. e, ragazzi, com'è facile prendere il volo con questi discorsi...
una novità per via sacchi: quest'anno festa natalizia dei negozi, e ci mettiamo anche la musica. i miei fidi fumettari mi hanno opzionato per questo pomeriggio, e ho tenuto banco al freddo polare di oggi dalle 15.30 fino alle 19.00. al solito i complimenti, anche un paio di monetine, ma soprattutto...
sul finale, quando il freddo si è irrigidito ulteriormente, giunge un primo tizio un po' strano ed entusiasta che mi lascia qualcosa come 35 centesimi. poi viene raggiunto da 2 amici, uno evidentemente ubriaco marcio. coda di capelli color topo, cappello come il mio ma che su di lui faceva effetto texas ranger, sdentato. mi chiede i pink floyd. li ho rifiutati un paio di ore prima ad un ragazzo, ma lui era più malleabile, questo è ubriaco, meglio non contraddirlo. wish you were here. lui urla solo quello, in qualsiasi momento. la faccio, se ne vanno. tornano; rifalla, chiedono. la inizio, e arriva il quarto 'mbriaco. io ho già staccato tutto, suono da 3 ore e mezza. tu accompagnami, io canto, ho una bella voce. che cosa? chiedo io. e chi cazzo se ne frega, tu accompagnami. ma devo sapere la canzone! ribadisco. non è importante. alla fine, con la strumentazione staccata, ho finito wish you were here, e lui ci ha aggiunto delle cazzate sopra urlacchiando. me la sono cavata con la solita diplomazia.
proprio a me, che i pink floyd mi rompono i coglioni...
p.s. qualsivoglia forma dialettale, discorso diretto libero ed errore sintattico è stato fortemente voluto dall'autore del post, causa affetto per carlo emilio gadda.
di ritorno da una prova che doveva essere anche seduta di registrazione - poi a causa di un conflitto tra il computer e la scheda di acquisizione dell'addetto non se ne è fatto nulla -, mi sono ancora trovato a riflettere su cosa io sia musicalmente. sicuramente problematico - come in tutto il resto -, ma questa definizione non può soddisfarmi, non essendo sufficientemente "definitoria" - perdonate il bisticcio -. ero in mezzo a jazzisti, ho suonato jazz - di quello classico, che ogni tanto mi sembra non solo ripetitivo, ma addirittura pleonastico - e mi sentivo a mio agio. ma, some sempre, non del tutto. quando sono con dei rockettari, mi sento allo stesso modo. idem se dovessi fare pezzi di jobim o del noise. mi sento sempre dentro le cose, ma con una gran parte di me fuori.
e allora qui torna il concetto base su cui fondo tutto: il jazz non è un genere, è un approccio. io sono un jazzista sempre, qualunque cosa faccia, che sia esporre una relazione o suonare un pezzo dei king crimson o di david bowie, o che fosse - ai tempi - scrivere un tema. o anche per scrivere un post, oggi. ma lo sono anche quando parlo con il mio psichiatra. maneggio quello di cui sto parlando, non ho bisogno di scalette, schemi o quant'altro: si va a braccio, tanto si vada dove si vada, ci sono. io definisco i confini entro i quali stare, ed entro essi sono libero di muovermi.
questo è il jazz, è libertà autogestita. nel mio caso, con grande attenzione e cura, con l'idea di permettermi tante libertà, tutte quelle possibili. e imparare nuove strade è solo un modo per imparare nuovi modi per essere libero.
quindi anche quando suono un pezzo dei cream, sono un jazzista. a modo mio, ça va sans dir. ma è implicito in ciò che ho detto, no? e allora, come si può non voler essere jazzisti?
due parole velocissime sulla serata appena passata con un amico, chitarrista anche lui - nel mio trio acustico -.
si è parlato di un sacco di cose, dall'infinitamente piccolo alla musica ambient, dalla sincronicità ad heidegger, da alfredo castro - qui ci va una precisazione: era un imperdibile personaggio scovato da mai dire tv, di cui ho il culto. cercate un po' su youtube... - ai simpson, dai beatles ai frattali, dal complotto sulla morte di paul mccartney a thomas pynchon.
io iniziavo i discorsi musicali, lui quelli filosofico-psicologici - è laureato in psicologia - e si partecipava entrambi attivamente. anche le cose più prettamente popular le mettevo io sul piatto.
nonostante ancora adesso sia piuttosto turbato - non sono sicuro che sia il termine corretto, ma sono rimasto molto colpito dai discorsi che si sono fatti, in particolare quelli sui complotti -, mi sento di dire che è stata una serata piacevole. così, tanto per scrivere 2 parole.
inizio a postare ascoltando ne me quitte pas di jacques brel. non sono un fan degli esistenzialisti e nemmeno degli chansonnieres francesi (o belgi, come per il Nostro), pur riconoscendo ad entrambe le categorie la dovuta importanza. e poi ogni volta che ascolto questa canzone mi viene in mente il film di verdone sono pazzo di iris blond, in cui lui era costretto a suonarla da una fidanzata molto più vecchia di lui, una palla al piede.
ecco, partendo da qui magari ne esce una riflessione - non preparo quasi mai quello che scrivo qui -: questa è innegabilmente una chanson triste, ma io la ricollego in prima istanza a qualcosa di comico. questo è il potere dell'immagine sul suono? non credo. imitation of life dei r.e.m. ha un video colorato e allegro, ma trattando la canzone di un tema non particolarmente allegro - la fatica di trovare il proprio posto nel mondo, da quanto mi pare di capire dai testi sibillini di stipe -, io l'ho sempre ritenuta un po' pesante - un po', non troppo; la ritengo comunque positiva -.
un altro esempio è il lux aeterna di ligeti: in teoria il brano è positivo, ma dopo aver visto 2001: odissea nello spazio non posso che associarlo a un baratro nero o qualcosa di simile. non sto qui a spiegare le complesse strategie compositive di ligeti con cui imita i compositori fiamminghi del rinascimento - sarebbe noioso anche per me -, ma forse può far piacere sapere che in quel caso kubrick giocò sporco, remixando il brano "chiudendolo", mozzando molte frequenze e dandogli un senso claustrofobico. e infatti ligeti si incazzò non poco.
il legame è stretto, lo spostamento di significato non è univoco; la relazione tra musica e immagine è studiata da anni e io certo non credo di poter aggiungere un'argomentazione significativa nella mischia. aggiungo però che, pur essendo la canzone di brel legata a immagini divertenti nella mia mente, non me la sono sentita di mettere james brown dopo averla sentita, bensì di essere passato a nightporter dei japan. 
quindi - come è palese - la musica ha anche il potere di divincolarsi da significati che non le appartengono per principio.
e poi volevo fare nero su nero con sfondo e immagine.
succedono delle cose strane, di quando in quando...
oggi mi è stato lasciato un commento ad un post scritto il 17 agosto 2005 - 2 anni prima dell'acquisto del mio portatile e della morte di max roach: c'è già chi pensa al complotto -. un post, come la maggior parte dei miei, piuttoso asettico. in sostanza scrivevo frasi entusiastiche sui nascenti silence please e annunciavo una prova con un gruppo. prova che poi non è andata per il meglio e la cosa è finita lì. aggiungevo una domanda postami da un amico sul perchè andassi a suonare le tastiere, visto che il mio strumento principale è la chitarra e probabilmente tecnicamente sarei stato un chitarrista migliore degli altri. ripeto, domanda postami da un altro, a cui ironicamente rispondevo che probabilmente lo facevo perchè ero uno scemo.
nel commento anonimo mi si diceva che evidentemente non avrei suonato la chitarra lì perchè non ne capisco niente di surf, perchè non distinguo il suono di una strato da quello di una jaguar, non ho la forza fisica per trasportare un amplificatore valvolare nè per piegare - termine tecnico: bending - delle corde "dure" (scalatura alta) e che sì, sono uno scemo.
siccome sono piuttosto piccato dal fatto che si entri nel mio blog senza firmarsi e dandomi in sostanza dell'incompetente, mi permetto di rispondere, naturalmente con il sarcasmo che mi è proprio e che mi rende così irresistibile.
1. il surf: in effetti oltre a misirlou non vado, ma mi sono sempre permesso di non considerare i beach boys un gruppo surf. fare questo per me significa valorizzare ulteriormente questo gruppo, soprattutto alla luce dei dischi di fine anni '60, perchè renderli un fenomeno di genere non renderebbe loro giustizia. peccherò di ignoranza per un genere - mi permetto di dire limitato dal punto di vista della produzione -, ma chi ha scritto questo commento sa chi era il max roach
che ho citato a inizio post? io lo reputo culturalmente - sì, culturalmente - nettamente più importante di un genere sì degno di considerazione, ma dall'incidenza relativa.
2. il suono della strato/il suono della jaguar: ho una strato,
e ancora prima che ce l'avessi sapevo bene che non ha un suono, ma ne ha una gamma talmente vasta da farla diventare con la les paul - la mia chitarra per eccellenza - lo strumento solista principe del rock. il suono della fender stratocaster non esiste: jimi hendrix, l'ultimo eric clapton, jeff beck, il george harrison di rubber soul e magical mistery tour, l'ultimo pete townshend, mick taylor, terje rypdal - pardon, è una strat... - hanno lo stesso suono? la jaguar
è una chitarra prettamente ritmica, va messa in un'altra categoria. ma sarà, non me ne intendo di chitarre.
3. è vero, non ho il fisico per alzare un amplificatore valvolare; tra l'altro, ho da sempre ampli a transistor - il mio pesa comunque mezza tonnellata -, e dire che gli ampli migliori sono valvolari vuol dire non avere sentito praticamente la totalità dei chitarristi dell'ultimo quarto di secolo. sono suoni differenti, porli in relazione meglio/peggio è errato di base.
4.
non uso corde con scalatura 0.13 perchè credo che suonare la chitarra debba essere principalmente un piacere, non un martirio o un allenamento per diventare erede della scuola di hokuto o partecipare a un torneo tenkaichi. volendo, i bending su una 0.13 li faccio, come sul mandolino. ma preferisco essere più sciolto con delle 0.10 che mascherare delle lacune tecniche usando la scusa delle 0.13.
se si vuole parlare di musica, ben volentieri. ci si firma, non mi si attacca. è il mio blog, sono le mie regole. certe cose, sarò permaloso, possono darmi fastidio. la parola a chi vuole rispondere, anche chi non c'entra. e non mi si dica di non prendermela, me ne farò una ragione, non vi preoccupate.
cercherò di non essere banale. si sprecano tante parole spesso prive di reale significato, ridondanti e stracolme di luoghi comuni sulla musica dal vivo, proverò a non cadere in tentazione.
stasera ho suonato al magazzino di gilgamesh, uno dei locali più importanti di torino, in cui spessissimo vengono a suonare grandi musicisti da tutto il mondo. è già la terza volta che ci suono con i no frill, il trio acustico; non lo dico per tirarcela, anche perchè mi stupisce che ogni anno ci riconfermino nella programmazione, visto che non riempiamo mai il locale.
abbiamo suonato bene, e nonostante il mio mal di stomaco direi che ho spaccato - anche una corda, a metà del primo set: troppa foga -. è un piacere suonare senza troppi fronzoli per la testa, ancora di più con persone con cui ti trovi bene. il rock classico poi si fa suonare, diciamocelo. che sia losing my religion - con mandolino suonato dal sottoscritto - o ticket to ride, o jumping jack flash, o starman, si ha la sensazione di cadere sempre in piedi.
ecco, forse su questa mi posso fermare, prima di cadere in una vena aforistica che tradirrebbe i miei propositi iniziali. fare evoluzioni e quant'altro ma sapere che la rete sotto c'è; non necessariamente l'altra chitarra - anche -, bensì la musica.